I luoghi comuni sui rettili

Cronache di una vergogna che non appare. Il commercio illegale di rettili e animali esotici è secondo per "volume d'affari" solo a quello della droga. Ed è quindi vergognoso. Quello legale invece? Rispettabile. Innocuo. Trendy. Tanto che serpenti, iguana, gechi, tartarughe e altre specie "legali" vengono strappate a milioni dai luoghi d'origine per finire nei negozi di animali e soddisfare la fame di esotico dell'Occidente. I rettili sono l'ultima frontiera del pet trade. Merce vivente e senziente, decine di milioni di animali all'anno, fra legale e illegale.
Le differenze sostanziali, a parte l'infrazione o meno delle leggi? Minime. Una breve vita di stress attende gran parte degli animali. Le tartarughe sopravvivono in cattività in media sino a 4 anni. Gli iguana sino a 2 e mezzo. I serpenti sino a 3 e mezzo. Sopravvive molto di più la credenza che sia possibile l'allevamento "sostenibile" degli animali a sangue freddo, alimentata da una lobby internazionale che va dai cacciatori agli allevatori, passa per gli importatori, i grossisti, molti negozianti di animali. E spesso diventa un alibi per chi li acquista. Una credenza demolita da Clifford Warwick, biologo inglese studioso dell'interferenza umana sulla vita dei rettili. Sul numero di marzo di Bbc Wildlife, Warvick ha smantellato punto per punto i luoghi comuni sulla condizione di cattività.
Luogo comune numero 1: la vita in cattività non è stressante come la vita in natura. In natura - dice Warwick - il tempo in cui una preda animale percepisce una minaccia e alla fine viene uccisa è relativamente breve. Inoltre, in una situazione naturale, il sistema biologico è in grado di bloccare lo stress psicologico della preda e il dolore fisico. Quindi anche le morti più tremende in apparenza non sono così terribili come possono sembrare. In cattività, questo meccanismo non funziona, dato che le interazioni fra predatore e preda sono annullate, le opportunità di comportamento "naturale" manomesse, e alterati i processi mentali naturali. Gli animali in cattività probabilmente vivono le sofferenze fisiche e psichiche in modo più netto, e il loro stress è continuo e innaturale dalla cattura alla morte. Luogo comune n. 2: pochi rettili muoiono durante il trasporto. I rettili sono eterotermi: essi hanno necessità di temperature molto specifiche, e sono quindi molto più sensibili ai cambi di temperatura dei mammiferi e degli uccelli. Inoltre, essi hanno un metabolismo estremamente lento, e ciò - sostiene Warwick - significa che sebbene spesso sopravvivano al trasporto, l'avvento della malattia è solo ritardato. Luogo comune n. 3: i rettili non hanno percezione del loro stato di cattività. Ciò che sappiamo della percezione nei rettili dell'ambiente in cui vivono mostra che sono, per esempio, estremamente sensibili a ogni sottile cambiamento chimico, sismico, tattile e visuale. Le differenze fisiche tra la condizione in natura e in cattività, luce, temperatura, umidità, il non poter comportarsi naturalmente e la mancanza di stimoli, sono fattori che l'animale nota, sia psicologicamente che fisicamente. Luogo comune n. 4: i rettili in cattività vivono più a lungo. Poco si sa sulla longevità in natura. I rettili sono animali estremamente timidi, e le attività umane, industria, agricoltura intensiva, urbanizzazione, li hanno progressivamente allontanati verso siti più protetti. Ma è probabile che i vivano molto più a lungo in natura che in cattività. In termini di qualità di vita - ancora Warwick - basterebbe semplicemente sfogliare un buon libro di patologia per vedere cosa la cattività fa ai rettili. Luogo comune n. 5: un animale che si alimenta, cresce e si riproduce, è sano. Anche gli animali che appaiono a posto, spesso soffrono di traumi e malattie nascoste derivanti dagli stenti e dallo stress subiti durante il trasporto e lo "stoccaggio". Infine, luogo comune
n. 6: i rettili non hanno bisogno di molto spazio. I rettili in natura spesso si spostano lungo distanze di molte centinaia di metri, anche chilometri, ogni giorno. Piccole specie, o giovani, possono essere tanto attive come le specie più grandi, o adulte, a volte di più. Neppure le gabbie più spaziose possono riprodurre ciò. Sei luoghi comuni smantellati. Basterebbe per un approccio etico, ecologico, politico che faccia finire questi mercati di esseri. E invece sembra occorra molto di più. (IL Manifesto - Giuliano Sadar)