La fobia per ragni e serpenti

L’avversione per ragni e serpenti, una tra le più diffuse fobie di tutti i tempi, potrebbe avere una spiegazione di carattere evolutivo. Contrariamente a quanto si è sostenuto per lungo tempo, non si tratterebbe dunque di una paura perpetuatasi di leggenda in leggenda o la conseguenza di antiche memorie depositatesi nei nostri geni e che l'uomo moderno, anche a distanza di generazioni, non ha saputo scrollarsi di dosso. Secondo quanto scoperto da alcuni ricercatori svedesi, infatti, il sistema visivo umano si è evoluto in modo da consentire di individuare rapidamente le sagome di alcuni animali potenzialmente pericolosi. In tal modo, le informazioni relative per esempio ad un serpente che striscia tra l’erba a pochi passi da noi, verrebbero immediatamente inviate al cervello ed elaborate ancor prima che si abbia piena consapevolezza dell’effettiva presenza dell’animale. A dimostrarlo sono i risultati di uno studio condotto presso il Carolinska Institute di Stoccolma su circa 160 soggetti, che avrebbero messo in evidenza una spiccata tendenza ad individuare le immagini di ragni o serpenti molto più rapidamente rispetto a quelle di fiori o di altri animali considerati innocui. I soggetti riuscivano peraltro ad individuare le foto di ragni e serpenti indipendentemente dalla posizione in cui erano state collocate e dal numero di elementi secondari proposti nel corso della prova. L’immagine di queste specie di animali universalmente note come pericolose e ripugnanti, balzerebbe insomma agli occhi dell’osservatore come un immediato segnale di pericolo e trasmesso al cervello prima ancora che egli sappia effettivamente della presenza dell’animale. Questa caratteristica, che gli psicologi della visione denominano ‘pop-out’, è assolutamente comune e riscontrabile nella vita di tutti i giorni, e risulta tanto più evidente nei soggetti affetti da vere e proprie fobie verso ragni e serpenti: costoro infatti, nel corso dello studio, riuscivano ad individuare le immagini di questi animali, ancora prima dei soggetti normali. Per questi motivi i ricercatori di Stoccolma sostengono che particolari tipi di stimoli, associati a situazioni pericolose e dunque rilevanti da un punto di vista evolutivo, potrebbero avere svolto, e svolgerebbero tuttora un ruolo fondamentale nei meccanismi legati all’attenzione. Un oggetto, o una situazione, capace di evocare pericolo andrebbe infatti ad agire, come dimostrato, sulle nostre facoltà percettive e sui meccanismi dell’attenzione, mettendo in secondo piano quegli stimoli che in quel momento risultano meno rilevanti. Perciò, di fronte ad un ragno nascosto tra le foglie di una pianta o ad un piccolo serpente che striscia lentamente tra l’erba, il sistema percettivo umano si attiva rapidamente, stimolato dall’interazione tra emozione e attenzione. Se dunque incappiamo in un  animale pericoloso, riusciamo ad avvertirne la presenza…e a darcela a gambe tra le urla, ancor prima di vederlo.